20 maggio 2016, il Livorno si gioca in casa la salvezza contro il Virtus Lanciano. A partita in corso entra Carlo Pinsoglio tra i pali per la squadra toscana, un suo errore porta la partita sul 2 a 2, risultato che condanna la squadra alla retrocessione.

Cos’è successo nel dopo partita? I giocatori sono stati costretti a rimanere chiusi negli spogliatoi fino a notte tarda, poiché i delinquenti (perché tifosi non sono) stavano assediando lo stadio. Gli scontri hanno provocato 3 feriti tra gli agenti delle forze dell’ordine, 2 hanno riportato contusioni con seguenti 6 giorni di prognosi ciascuno, mentre il più grave, un sovrintendente, è stato colpito in volto da una bottiglia di vetro rompendogli due denti con conseguenti venti giorni di prognosi.

Solamente all’1:30 la squadra riesce a salire sul pullman della società per tornare a Tirrenia, ad aspettare Carlo c’erano i suoi genitori, proprio davanti a loro uno di questi delinquenti sferra un pugno nell’occhio al portiere classe ’90, facendo terminare la notte al ragazzo con un viaggio in ospedale.

Perché ne parliamo e soprattutto perché bisogna parlarne? Perché tutto ciò non è ammissibile, ma soprattutto è inquietante il fatto che i media e il mondo sportivo non abbia avuto la volontà di soffermarsi a denunciare a pieni polmoni una vicenda così grave. In televisione soprattutto, si è addirittura preferito parlare di un altro assalto ultras avvenuto a Roma, come se per il portiere del Livorno non ci fosse bisogno di dare la notizia, perché in fondo lui non era senza colpe, se l’era meritato. Non è chiaramente così! Pensavamo non fosse necessario dirlo ma evidentemente è un pensiero comune. Dove sono i grandi dello sport in questi momenti? A parte un tweet di Damiano Tommasi rivolto al giocatore, dove sta il vero appoggio verso questo povero ragazzo? Per non parlare degli agenti di polizia ma quello ormai si sa, sembra che loro debbano stare lì appositamente come valvola di sfogo per queste persone con drammatici problemi psico-relazionali.

Ci saremmo aspettati, parlando al plurale a nome di tutta la comunità che sta attorno al torneo Memorial Gallini, almeno delle parole da parte del Livorno Calcio, ma queste sono le uniche frasi che si possono trovare nel loro sito:

“Errori clamorosi contro di noi.”
“Un rigore ed espulsione ingiusti, una papera sul secondo gol e il Livorno retrocede.”
“Attendiamo l’esito della giustizia sportiva. Non è possibile che un arbitro possa decidere la partita.”
“Il clamoroso errore dell’estremo difensore amaranto permette agli ospiti di pareggiare.”

Nessuna parola di conforto verso il loro stesso ragazzo, nessun ringraziamento verso chi ha difeso i loro giocatori finendo all’ospedale. Come possiamo dunque stupirci che queste cose accadano? Non vogliamo e non possiamo accettare tutto questo, il Memorial Franco Gallini nasce innanzitutto come opportunità di crescita sportiva e formativa per i nostri ragazzi, i ragazzi di tutti, quelli che magari un giorno tiferemo davanti al televisore, abbiamo però bisogno di non sentirci soli, noi come in questo momento Carlo. Pretendiamo che l’intero mondo sportivo si fermi a pensare se un fatto di questa portata possa passare in secondo piano, come se fosse normale o in qualche modo meritato. Carlo dice di non riuscire a smettere di pensare alle lacrime di sua madre, di voler scappare dalla città e noi lo capiamo bene. Sappiamo cosa vuol dire sentirsi abbandonati e abbattuti fisicamente e mentalmente, noi però siamo sempre andati avanti grazie alla forza di tutti quelli che collaborano in questo progetto e noi, caro Carlo, vogliamo personalmente farti sentire tutta la nostra vicinanza.

(foto: Il Tirreno)

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